Le relazioni davanti a un’opera

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Avvicinandosi il Festival delle Relazioni, e pensando al tema di quest’anno, La biologia delle emozioni, mi sono chiesto ancora una volta che cosa mi affascini davvero nel rapporto tra arte e persone. Naturalmente tutto comincia dal pensare a cosa proporre e a come farlo, ma la parte che mi interessa di più arriva dopo, quando l’opera incontra il pubblico e comincia a generare reazioni, emozioni, dialoghi e collegamenti. Mi piace osservare la gente davanti a qualcosa di sconosciuto, mai visto o non immediatamente comprensibile, cogliere uno sguardo che cambia, un’esitazione, un sorriso, un passo avanti o indietro, e vedere poi come tutto questo passa da una persona all’altra. Qualcuno indica un dettaglio, un altro risponde, nasce una conversazione, riaffiora un ricordo, si crea una relazione. E non finisce necessariamente lì, davanti all’opera: quel pensiero può tornare più tardi, magari a cena, parlando con amici che non erano presenti, aprendo nuovi discorsi e altre connessioni. Forse la biologia delle emozioni passa anche da questo movimento, da qualcosa che nasce in un luogo preciso ma continua a circolare molto più lontano.

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